I just installed Notes 8 on ubuntu using an IBM prepacked deb package. Everything went smootly, the only issue is related to the fonts. Notes has luxy-courier as the default font, and this font is not installed by default on the ubuntu/debian systems. To fix this issue just install the ttf-xfree86-nonfree package, if you are ok with non-free packages. Otherwise change the default font from Luxy-Courier to Arial or Courier.

Yesterday I’ve upgraded my Lotus Notes to the last version (the 8.0.1). Everything worked fine, the only problem I remarked is that the Notes runtime has been installed into C:/Notes and the Data directory is still in C:/Program Files/IBM/Lotus/Notes/Data, that is the location of the previous install.

Since I’m pretty paranoiac about the directory order in the file system, I wanted to move the Data directory within the C:/Notes directory. I thought this was a hard and long process but, surprisingly, it consists of just changing a line into your Notes.ini file (the one in C:/Notes).

So, if you want to move the Data directory, first copy it to the desired location (copy, not move, just in case you want to rollback the changes). Then change the following line into the Notes.ini file:

Directory=path/to/the/new/Data/location

Then restart Notes. If everything works fine after the restart, you can also delete the previous Data directory.

If you have Symphony installed with Notes, then you should also tell him that the workspace location has changed. To do so just edit this file: C:\notes\Data\workspace\.config\rcpinstall.properties

changing the following line

rcp.data=C\:/Notes/Data/workspace

Note that now the data directory points to the new location.

After this everything should run smooth. Enjoy!

Ho appena installato questo pacchetto in debian, gnome-blogger. E’ una piccola applet per gnome-panel, basta registrare l’indirizzo del blog e le credenziali e con due click puoi inviare un nuovo post sul tuo blog. Facile, provare per credere!

Tommy is a complete unmanned car, controlled entirely by a real time jvm. Take a look here:

http://teamjefferson.com/

Another step forward for RTSJ (the Real Time Specification for Java), altough we still need a quad ultra sparc as Tommy’s brain…

La scorsa notte ho fatto l’update della mia debian-box. Al mattino riavvio e mi accorgo che xorg non vuole partire. Spulcio un po nei log e trovo il seguente messaggio:

(EE) Failed to load module "fglrx" (module requirement mismatch, 0)

Mi era già capitato, quindi lestamente ho scaricato la nuova versione del driver (proprietario) fglrx. Si tratta della versione 40.4. Come di consueto lancio l’installer e mi ritrovo un bel messaggio di errore:

Error: ./default_policy.sh does not support version
default:v2:i686:lib::none:2.6.17rtai; make sure that the version is being
correctly set by --iscurrentdistro

Ciò significa che l’installer non riesce ad individuare la versione di Xorg installata sul sistema. Ora vi sono due rimedi a questo problema:

  1. Esportare X_VERSION=x710 (oppure x710_64a se siete a 64 bit) e poi lanciare di nuovo l’installer (per sicurezza lanciatelo con --keep in modo da mantere i file scompattati)
  2. Creare i pacchetti per la vostra distro. Nel mio caso --build-pkg Debian/unstable. Avrete così i tre pacchetti .deb: driver, modulo kernel e gui.

Bene, una volta compilati ed installati i nuovi driver, se siete con server 7.3 vi renderete conto, riavviando il server X, che non avete risolto un bel nulla! Questo perchè il driver viene compilato per la versione 7.1 di xorg e poichè xorg è molto pignolo, prima di caricare il driver fa un controllo della versione e si rifiuta di andare avanti. Per risolvere questo inconveniente basta dire ad xorg di rilassarsi un pò. Aggiungete quindi queste righe al vostro xorg.conf:

Section "ServerFlags"
Option "IgnoreABI" "on"
EndSection

Riavviate e tutto andrà liscio!

L’onda che travolge i naviganti del web si chiama REST, ed i RESTafarian sono i suoi surfisti:

http://en.wikipedia.org/wiki/RESTafarian

Beh, da Rastafarian a Restafarian, non c’è male, no?

Mi sono appena loggato su un sistema OpenVMS, un vecchio VAX messo a disposizione da alcuni ragazzi siciliani. Che figata! Ecco il link:

http://poetry.freaknet.org/FreeShell/

Mi ha fatto venire la curiosità il mio coinquilino Rudolph che ci lavorava negli anni ottanta con questi sistemi. Si dice che VMS sia il sistema operativo meglio ingegnerizzato in assoluto. Un server nel Massachuttes ha raggiunto uptime di oltre 10 anni!!!

L’interprete dei comandi si chiama DCL (DIGITAL Command Language), ultra-intuitivo, usa una grammatica ispirata ai linguaggi naturali, del tipo predicato-oggetto. I comandi assumono quindi questa forma:

show what's going on on a.node.in.dec.net ;-)

La cosa più entusiasmante è il filesystem che si può distribuire su DECnet ed in cui ogni file è identificato da una stringa del tipo drive::percorso.del.file. Che cosa vi ricorda? URL?? Ed eravamo negli anni ‘70!!

Enjoy!

Del mio lavoro mi innamorai fin dal primo giorno, benché non si trattasse d’altro, in quella fase, che di analisi quantitative su campioni di roccia: attacco con acido fluoridico, giù il ferro con l’ammoniaca, giù il nichel (quanto poco! un pizzico di sedimento rosa) con dimetilgliossima, giù il magnesio con il fosfato, sempre uguale, tutti i santi giorni: in sé, non era molto stimolante. Ma stimolante e nuova era un’altra sensazione: il campione da analizzare non era più un’anonima polverina manufatta, un quiz materializzato; era un pezzo di roccia, viscera della terra, strappata alla terra per forza di mine: e sui dati delle analisi giornaliere nasceva a poco a poco una mappa, il ritratto delle vene sotterranee.

Per la prima volta dopo diciassette anni di carriera scolastica, di aoristi e di guerre del Peloponneso, le cose imparate incominciavano dunque a servirmi. L’analisi quantitativa, così avara di emozioni, greve come il granito, diventava viva, vera, utile, inserita in un’opera seria e concreta. Serviva: era inquadrata in un piano, una tessera di un mosaico. Il metodo analiticoche seguivo non era più un dogma libresco, veniva ricollaudato ogni giorno, poteva essere affinato, reso conforme ai nostri scopi, con un gioco sottile di ragione, di prove e di errori. Sbagliare non era più un infortunio vagamente comico, che ti guasta un esame o ti abbassa il voto: sbagliare era come quando si va su una roccia, un misurarsi, un accorgersi, uno scalino in su, che ti rende più valente ed adatto.

Da Nichel di Primo Levi

 

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